Inquietudine

Sono inquieta, questi giorni, dormo poco e male e parlo da sola, in genere davanti alla televisione.
Noto con tristezza che tutti i valori in cui ho sempre creduto e per cui mi sono battuta sono defunti.
Rifletto anche sul fatto che quando uomimi come Settis e Rodotà passeranno a migliore vita, non avranno a chi lasciare il testimone. Vedo una certa desolazione in giro, con un Parlamento pieno di mezze tacche, perché i migliori o non ci sono o non si sporcano le mani.
Vedo un Governo di centro destra con il marchio di Berlusconi e una democrazia cristiana gattopardescamente ritrovata.
Meno male che é spuntato Barca all’orizzonte, almeno lui riesca ad andare oltre questo clima di restaurazione e a recuperare un pensiero di sinistra.
Sono inquieta per queste ragioni e per altre che non sarebbe elegante riferire qui.

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A cena da me

Un caro amico, Giocondo Rongoni, fa scherzosamente il resoconto della cena di Sabato 8  Dicembre, a casa mia.

Un “madrigale” in lingua marchigiana DOC.

A tavola eravamo in quindici, la famiglia Faloppi quasi al completo (mancava soltanto Luca) e i coniugi Rongoni.

cena

8 Dicembre 2012

 Tutti da Rosanna il sabato sera

I

Pija un gorbu ce sse mette anche la neve,
ma pe’ ji da Rosanna c’è lu versu,
se tratta de ‘na cena, magna’ e beve,
starremo attenti, non è tembu persu.

Ce spettava, era tutti ‘pparecchiati,
quattro Faloppi, moje più li fiji,
due che fatiga, due ch’è pensionati,
dove cuminci, sempre vene piji.

 

La prima mossa e ghjà ce dà la coppa
e semo vinto veramente un lòttu,
intera, ‘sta famija, non è zoppa.

Quanno prima non c’era tanda jende,
stavamo insieme, adde’ facemo un bottu
Egisto, in pensio’, se lea lu dende.

II

Se dice ognuno l’acqua al suo mulino,
ma la tavola ‘nvita, roscio e viango,
Lorenzo e  giustamente e pure Pino:
Piceno Superiore, no’ lo mango!

Vittorio preferisce li prosecchi,
neanche lo Ciù Ciù scapperà male,
tortellini con funghi: E’ boni? E’ secchi!
La carne Passamonti, de majale.

‘Na torta al cioccolato, no’ gne trema
la mana a chi  pe’ tutti  ve’ tajenne,
più un panettone-zigurrat co’ crema.

Sarrà stufi Francesco e li cugini
de lo…ciuciurona’ se ve’ facenne:
loro era frichi e nojatri, li vicini.

Contrada Salvano  8 dicembre 2012
(Giocondo Rongoni)

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Io e il web

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Il mio rapporto con Internet è entrato in crisi profonda e temo che la cosa sia irreversibile.
Dopo anni (al 1998 risale il mio primo collegamento) di passione totale nei confronti della rete, di frequentazione e sperimentazione in vari ambiti , dai forum alle news letter, da ircnet a Skype, dai siti in HTML ai blog in XML, dai social network ai mondi virtuali, oggi mi sento abbastanza estranea a tutto ció e priva dell’interesse fortissimo che mi ha tenuta incollata al computer in tutti questi anni. Ero molto curiosa delle comunità virtuali e sempre pronta a fare nuove amicizie, che prima o poi si materializzavano, dando luogo a relazioni che sono sopravvissute nel tempo e di cui mi compiaccio molto.
Ad un certo punto, come succede fra due amanti, qualcosa si é rotto fra me e internet, ma soprattutto relativamente al mio modo di vivere la rete e cioé come un’opportunità per imparare cose nuove e fare nuove amicizie.
Sono tornata ai cari e vecchi libri per soddisfare la mia sete di conoscenza e per quanto riguarda le amicizie, ho deciso di tenere da conto esclusivamente i vecchi legami e quelli che sono diventati reali, selezionando in maniera tassativa le possibili nuove acquisizioni, verso le quali tuttavia sono poco disponibile.
Credo di essere giunta a questa saturazione a causa di una sovraesposizione dovuta al tempo trascorso nei mondo virtuali e alle esperienze, non tutte positive, vissute nell’ambito di questi mondi sintetici. Oggi non riesco neppure più a loggare in questi universi sintetici pure a lungo frequentati con passione, Second Life soprattutto, senza avvertire immediatamente il desiderio di fare il logout e tenermene lontana.
I mondi virtuali sono una simulazione della realtà e a volte vi si attua anche una mistificazione della stessa, per questo possono essere molto pericolosi, anche per chi come me è avvezzo a gestire relazioni nate sulla rete. Nei mondi virtuali é tutto molto piú complicato che nei social network e si possono provare emozioni molto forti, difficili da controllare. Per me è indispensabile il controllo sulle emozioni e sui sentimenti, quindi è evidente come non mi siano congeniali simili frequentazioni.
Al di lá di questi aspetti, ritengo comunque la Rete una invenzione irrinunciabile e, a pensarci bene, è soltanto cambiato il mio approccio ad essa. Oggi per me rappresenta una vera comodità per cercare informazioni di qualsiasi genere. Credo inoltre che il differente approccio sia da attribuirsi all’uso dello smartphone, che, dopotutto mi consente di essere perennemente connessa, non dandomi la percezione di esserlo e consentendomi di portarmi appresso internet, in qualsiasi occasione.
In conclusione, mi sento di precisare che in crisi è entrato il mio rapporto tradizionale con Internet e con il computer, ma che la Rete è sempre nel mio cuore e nella mia borsetta. 😉

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Letture estive

In genere, le letture estive sono poco impegnative, vuoi perchè i libri che scegliamo di leggere ci accompagnano sotto l’ombrellone, vuoi perché il caldo opprimente, come quello che ha imperversato in questa Estate 2012, non concilia la concentrazione.

Invece io, nonostante la calura, mi sono avventurata in letture molto impegnative, di libri ricevuti in dono da un carissimo amico.

Il libro che ha segnato questa torrida  stagione estiva è stato “Goethe e l’amore” di Karl Julius Schroer. Faccio mio il pensiero di Rudolf Steiner su quest’opera:

<<Lo scritto “Goethe e l’amore”
si colloca come unico nel suo genere
tra la numerosa bibliografia su Goethe.
In esso ogni frase è scritta sulla base
di una immediata esperienza.
Nel senso più bello del termine appare
al lettore la filosofia di vita di Goethe.

Un libro stupendo… ove tutto è cesellato
con finezza estrema e grande distinzione.>>
Rudolf  Steiner

Nella introduzione del curatore leggo:

Vi sono personalità importanti per la storia della civiltà che
necessitano di lungo tempo prima di essere riscoperte:
Karl Julius Schroer è una di esse. Questa grande figura
crebbe portando nell’anima per tutta la vita l’ideale spirituale di Goethe.

Goethe e l’amore non è soltanto un saggio su Goethe, ma un testo ricco di
annotazioni, di poesie e di articoli posti in appendice.

L’articolo che più mi ha colpito è di Giuseppe Leonelli, dal titolo K. J. SCHROER E PLATONE.  L’incipit dell’articolo è quantomeno insolito e recita:

“Nel corso di un ciclo di conferenze tenuto a Dornach nel 1924, a un anno circa dalla sua morte, Rudolf Steiner con l’autorità di tutta una vita affermò doversi riconoscere in Karl Julius Schroer la reincarnazione di Platone. Questa affermazione costituisce un fatto ormai pubblico, un complesso punto di svolta della cultura europea.

e prosegue:

Si può dire che Rudolf Steiner ha varcato il Rubicone, quando si è deciso a parlare pubblicamente delle ripetute vite terrene di varie significative individualità della storia occidentale ( R. Steiner Considerazioni esoteriche su nessi karmici Editrice Antroposofica Milano). Da allora le cose non possono essere più come prima.”

L’ affermazione che segue merita un ruflessione: “La storia ha senso se l’io umano ne ha uno. In una civiltà della rappresentazione, come la nostra, in cui tutto diventa informazione, per morire subito dopo, sarà ancora possibile che l’individuo sopravviva? Avrà ancora senso parlare di civiltà là dove il vero messaggio è il mezzo e questo, vero soggetto acefalo è la tecnologia informatica?”

Ancora di più mi colpisce quest’altra:

“Per il proletariato nazismo e comunismo sono stati il sogno “agito” di superare la borghesia smascherata, come da questa fu “agito” il sogno di essere meglio della nobiltà decaduta. Sogno di cortigiani. ”

E’  difficile parlare di questo libro a causa della sua complessità e della molteplicità dei temi che vi si affrontanto, pure restando preponderante l’interesse per Goethe e la sua filosofia.

In questo libro per la prima voltà ho trovato rimandi a Steiner e alla sua antroposofia.
Steiner non è importante per le sue teorie sulla reincarnazione, è  invece molto importante il suo messaggio spirituale sull’uomo.
Da qui nasce la curiosità di visitare il Goetheanum e la necessità del viaggio a Basilea e a Dornach.

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Tempo di marmellate

In questi ultimi giorni di Agosto è d’obbligo per una “casalinga” provvedere alle confetture di marmellate e alla salsa di pomodoro.

Ho la fortuna di avere l’antica ricetta di famiglia, che mi offre la possibilità di mettere da parte per l’inverno le marmellate più buone del mondo.

A Luglio e ai primi di Agosto ho fatto la marmellata di albicocche e di pesche.

Per la prima ho voluto sperimentare il fruttapec 3/1 della Cameo, con ottimi risultati. Invece per la marmellata di pesche sono tornata alla tradizione.

In questo momento ho sul fuoco un bel pentolone con 4 kg di prugne lavate e snocciolate, che bollirà fino a questa sera alle 21,00.

Ecco la ricetta:

Ingredienti:

400 gr. di zucchero per ogni Kg di prugne snocciolate
buccia di limone grattugiata
un bicchiere d’acqua ( per 4/5 Kg di frutta pulita)

Tempo di cottuta 8/9 ore

Lavare e snocciolare le prugne

In una pentola grande versare il bicchiere d’acqua, quindi disporre lo zucchero e sopra adagiare le prugne.
Questa operazione va fatta a freddo.
Accendere il fornello a fuoco vivo e mettervi sopra la pentola. Quando inizia la bollitura al centro della pentola, abbassare la fiamma al minimo e lasciare cuocere per 8/9, senza mai mescolare, con un cucchiaio di legno posto fra la pentola e il coperchio.

Nell’ultima mezz’ora aggiungere il limone grattugiato (o buccia tagliata a minuscoli pezzettini) e mescolare fino a spegnimento del fuoco.

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Invasare la marmellata bollente (in modo che si formi il sottovuoto) in vasetti prima sterilizzati, capovolgerli per la creazione del sottovuoto, girarli soltanto quando si sono raffreddati.

per la sterilizzazione è sufficiente fare bollire per mezz’ora i vasetti e i coperchi precedentemente lavati.

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Asino chi non legge

Questa mattina ho preso parte ad Asino chi non legge, una lodevole iniziativa – a cura di Oberdan Cesanelli – che si svolge a Fermo nello spazio BUC Machinery.

Il brano da me scelto è “Male di luna” di Luigi Pirandello, tratto da Novelle per un anno ed episodio del film dei fratelli Taviani, Kaos.

La maratona di lettura di 30 ore, con inizio il 23 Agosto e chiusura questa sera a mezzanotte, ha come tema conduttore la letteratura nel cinema.

Il video della mia “performance”:

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Incontro con Salvatore Settis sui Beni Comuni

Martedì scorso, 21 Agosto,  i movimenti per i beni comuni e il paesaggio si sono dati appuntamento a Moresco, uno dei più bei borghi d’Italia, per incontrare il prof. Salvatore Settis e discutere di beni comuni, diritti delle generazioni future, cittadinanza attiva.

La relazione del professore, tanto appassionata quando ricca di dati e  di informazioni, ha catturato l’attenzione del folto auditorio, che si era radunato nella splendida piazza di Moresco. L’interminabile e caloroso applauso finale ha dato la misura dell’interesse che i cittadini dimostrano verso i temi trattati.

Io ho realizzato un video che, per motivi tecnici, ho pubblicato in tre parti su YouTube.

Il terzo video riporta un parte già compresa nel secondo, perdonate il disguido.

L’evento su Facebook

Infine il prof. Salvatore Settis risponde alle domande degli intervenuti

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Le chicche

Le chicche del viaggio, di cui racconto nei post precedenti, sono molte e straordinariamente affascinanti.

sentiero RilkeLa prima è il sentiero Rilke che offre una vista, quasi conturbante, sul golfo di Trieste e sulle falesie a picco sul mare,

La seconda è l’Antico Caffé San Marco a Trieste che, dopo quasi un secolo, conserva il suo aspetto originario, con gli arredi orginali e un’atmosfera irreale che, fra passato e presente, ti immerge totalmente in pensieri e quadri immaginifici del secolo scorso, quando il caffé era luogo di incontro  di illustri personaggi della letteratura.
caffé san marcoE’ impossibile, da novelli avventori di quel lussuoso quanto austero caffé, non figurarsi Joyce o Saba seduti ad uno di quei tavolini, con abbigliamento severo e una penna in mano.

La terza chicca è il Gotheanum a Dornach, a 20 Km da Balisea in Svizzera. L’imponente struttura, sede della Società Antroposofica Universale, fondata da Rudolph Steiner nel 1923/24, è un luogo di cultura e di incontro con lo “spirito” del suo fondatore, che aleggia ovunque, ma soprattutto sembra essere immerso nella continuità delle attività che la struttura è in grado di ospitare.
GoetheanumAl suo centro è situata la Libera Università di Scienza dello Spirito, articolata in diverse sezioni (sezione di pedagogia, sezione di agricoltura, sezione di medicina, sezione di scienze sociali, sezione di matematica e astronomia, sezione dei giovani, sezione di scienze naturali, sezione per le arti figurative, sezione per l’arte della parola e la musica, sezione delle belle lettere).
“Nell’antroposofia si perviene alle verità che possono venir rese manifeste grazie ad essa; nella Società Antroposofica si perviene alla vita che viene coltivata in essa…” (Rudolf Steiner)
“Scopo della Società Antroposofica sarà promuovere la ricerca in campo spirituale; scopo della Libera Università di Scienza dello Spirito sarà la ricerca stessa. Ogni dogmatismo in qualsiasi campo deve essere escluso dalla Società Antroposofica “. (Rudolf Steiner, art.9)

Questi itinerari sopra descritti sono i tre luoghi più affascinanti di tutto il viaggio, che pure è stato meraviglioso nella molteplicità di tutti i siti visitati, da Miramare al castello di Duino, dalla raffinata città di Trieste  alla splendida Basilea e al suo Kunstmuseum, che consiglio vivamente di visitare.

L’estate volge al termine e piano piano si torna alla routine quotidiana, con ancora qualche bagno nell’Adriatico e pomeriggi da trascorrere in spiaggia, vista la calura persistente, tuttavia, per lungo tempo mi faranno compagnia le piacevoli sensazioni lasciatemi dal viaggio con mio figlio, nella lunga e rovente Estate del 2012.

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Basilea e il Goetheanum

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Basilea è una bellissima città della Svizzera tedesca. Se Trieste è una cittá mitteleuropea, Basilea è per certo la tipica cittá del nord Europa.
Essa si trova nella Svizzera nord occidentale e sorge su un’ansa del fiume Reno, la qual cosa le conferisce un’aspetto molto suggestivo.
È un luogo dove la vivacità culturale si percepisce ovunque, nell’antica università, nei musei, in strada.
Nei giorni del mio soggiorno, era in atto la manifestazione d’arte contemporanea più importante del Paese, ART BASEL, collegata alla mostra Documenta di Kassel in Germania e a Manifesta in Belgio.
Tre giorni sono pochi per vedere e godere di tutto quanto offre questa splendida città, quindi abbiamo dovuto fare delle scelte.
La precedenza andava al Goetheanum, dove abbiamo trascorso un’intera giornata, immersi in un’atmosfera quasi spirituale. Questa architettura imponente è la sede della Società Antroposofica, fondata dal filosofo Rudolph Steiner, che del Goetheanum è ideatore e progettista.
La maestosa struttura è intitolata a Goethe, di cui Steiner fu estimatore e studioso, avendo curato la pubblicazione dei suoi scritti scientifici e avendo scritto egli stesso saggi e conferenze sul grande poeta tedesco.
Il Goetheanum è sicuramente un luogo da visitare, ma ancora di più da partecipare, per comprenderne la sua portata culturale e l’afflato umano che emana dalla comunità che lo frequenta. La curiositá riguardo a questo aspetto ha indotto me e Francesco a tornarvi il giorno successivo alla nostra visita, per assistere ad un concerto di chitarra classica. Fare questa esperienza mi ha fatto capire che il Goetheanum non è soltanto un sito da visitare, magari alla ricerca delle tracce del suo fondatore, bensì è un luogo da vivere insieme alla comunità dei suoi frequentatori e dove fare esperienza delle numerose iniziative culturali che vi si organizzano. Attraverso queste esperienze si giunge a cogliere il “genius loci” e a sentire la presenza di Steiner.

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Prima riflessione a viaggio finito

Le emozioni che il viaggio a Trieste e a Basilea mi ha procurato, costituiranno l’energia positiva per affrontare l’inverno in provincia, che non è quasi mai esaltante.
Durante il viaggio, era complicato lasciarsi andare a descrivere con le parole i luoghi visitati, tanto pieni di immagini erano i miei occhi e di sensazioni indescrivibili era colmo il mio animo.
Ora che tutto questo si sta decantando, le parole tornano utili per rinvigorire il ricordo e trattenere le emozioni provate.
Comincio da Trieste, che mi è rimasta nel cuore: cittá bellissima, elegante, lambita dal mare. I suoi antichi palazzi imponenti, bianchi, intorno alla Piazza dell’Unitá e lungo il canale, danno alla cittá un’area solenne e raffinata, da signora d’altri tempi, ancora avvenente.
Un turismo selezionato, garbato, di persone che scelgono. Pochi gli italiani, molti slavi e croati, qualche tedesco.
La cittá si presta a passeggiate notturne, senza che si venga assaliti da cattivi pensieri, come capita nel resto d’Italia. È una cittá vivibile e ti viene voglia di farci un pensierino: come sarebbe viverci per sempre? Non sarebbe male, credo. Il mare è lí, quasi lo tocchi, quindi non ti puó mancare.
Luoghi intorno da visitare, moltissimi e ricchi di storia. Sí potrei viverci bene.

A futuri post altri racconti di viaggio e riflessioni.

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